SURREAL VISIONS A NEW YORK

Un ringraziamento va a Tim Slowinski e alla sua Limner Gallery, una mostra strepitosa e con grandissimo successo nonostante il passaggio dell’uragano!! Attimi di paura trasformati in gioia!! 

Surreal Visions

LIMNER GALLERY

123 Warren Street
Hudson, New York, USA
September 1 – October 8, 2011

Artists

Amy Kollar Anderson, Carmen Figueroa, Elena Del Fabbro, Caleb Dulock, May DeViney, Poul Costinsky, Mark Clayton, Daniele Camaioni, Sarah Buckius, Rebecca Betts, Cornel Gingarasu, Kat Kiernan, Mary Klopfer, Dylan Leopold, Joan Lesikin, Jon McIntosh, Mark Miller, Richard A. Moore III, Danny Quirk, Jacob Reese, Thomas Schlotterback, Uli Staiger, Sybiline, John Szabo, John Wotipka

http://www.slowart.com

Bellissima intervista di Cecilia Ci, sul Resto del Carlino

Nuclearland 4

Camaioni, quando l’arte si «gusta» con gli occhi

di CECILIA CI

Mondi improbabili, invitanti scenografie dai colori squillanti, architetture fatte di cibo. Daniele Camaioni, fotografa un immaginario universo, un paese di Alice, ridisegnato con nuovi intenti, dove i sentieri sono fatti di zucchero e cioccolata. Ma anche una dimensione, dove l’umanità è alla ricerca di Illuminazioni…

I primi passi di Daniele Camaioni come artista.

«Forse, non si tratta nemmeno di primi passi, credo di essere nato con l’impronta d’artista. Da bambino creavo oggetti, inventavo storie, racconti per immagini, cercavo le forme più strane, smontavo i giocattoli e li ricostruivo, .come spesso fanno i bambini . Ma già a 4 anni, dipingevo le pareti della mia stanza e ogni mese cambiavo di nuovo il colore».

Dal gioco d’esercizio e simbolico, ad realtà professionale che in fondo ha le stesse caratteristiche di quella prima attività.

«Sì, in fondo credo di aver portato con me i contenuti del mio gioco infantile, l’espressione artistica nasce da una visione delle cose libera da stereotipi, quando lavoro mi diverto e mi sento libero veramente. E’ stato l’ incontro con il mio maestro Paolo Consorti, a cambiare la mia vita. Mio cugino era un suo collezionista e ho cominciato così a frequentare il suo studio. Per lui ho un profondo senso di gratitudine, ha creduto in me, ha dedicato il suo tempo a indirizzarmi verso la strada giusta. Un Maestro di lavoro e di vita».

Quello della fotografia è il linguaggio con cui ti esprimi, perché hai scelto questo mezzo?

«Quello della fotografia digitale è il mezzo con cui mi esprimo, come lo è per Paolo Consorti. La fotografia, poi, mi consente di fissare in fretta una scenografia fatta di cibo, che rischia di deteriorasi addirittura in pochi minuti».

I contenuti visivi della tue opere, nascono da piccole sculture e installazioni fatte di cibo che si tramutano in coloratissimi mondi fantastici. Da dove ha origine questa particolarità?

«È nella la cucina del ristorante dei miei genitori, che ho imparato ad amare il cibo , là dove in realtà sono cresciuto. Il mio entusiasmo per l’arte nasce proprio dai colori, dagli accostamenti, dalle variazioni del cibo come materia . Non ho mai avuto la passione per l’arte culinaria, utilizzavo gli alimenti come strumenti di evasione, creavo gli stessi mondi che oggi fanno parte delle mie opere. Quello che allora era per me solo un gioco, è stato un esercizio di preparazione alla vita seria».

Ti consideri un interprete della cosiddetta Food Art?

«Ormai si, anche il secondo posto al premio/mostra Food Art 2011 a Ceglie Messapica (BR) ha consolidato questa caratteristica che contraddistingue tutto il mio percorso artistico».

Se le tue scenografie sono realizzate da te, sei in qualche modo uno scultore, se non sono tue, hai comunque la passione della scultura.

«Sono sempre stato affascinato dalla tridimensionalità, per la realizzazione dei set di cibo, a volte lavoro da solo, mentre per le realizzazioni più grandi o articolate, ho uno staff di chef che danno vita alle mie immagini mentali».

La tua opera The Human Revolution, un affollato e angustiato mondo di esseri umani nati dalla trasformazione di funghi champignon, rimanda ad una atmosfera da inferno dantesco, ma è anche qualcosa che ricorda il lavoro di Paolo Consorti.

«Gli scenari del progetto artistico The Human Revolution (in basso la prima foto a sinistra) hanno in comune “una dimensione spirituale” con alcuni tratti dell’opera di Dante. La prima serie di lavori intitolati “Bodhisattva”, sono ispirati a queste entità che nascono dalla terra e aspirano alla buddità (illuminazione) cercando di aiutare tutti gli uomini nel raggiungimento di essa. Se leggiamo alcuni passi del Sutra del Loto (testo buddista), Shakyamuni scrive: “A questo punto la terra trema e si apre e da essa emerge un numero di bodhisattva pari ai granelli di sabbia di sessantamila fiumi Gange”».

Questo significa che sei buddista?

«Sì, sono buddista, il buddismo è una filosofia di vita che ti guida a superare i propri limiti, verso una crescita personale ed umana in un abbraccio universale».

Quale è il messaggio di The Human Revolution?

«Si tratta di un progetto che sto sviluppando. Il messaggio che è alla base di tutto è appunto — La rivoluzione umana — principio fondamentale del Buddismo di Nichiren Daishonin. Daisaku Ikeda, leader spirituale buddista che scrive, “La rivoluzione umana in un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”».

All’arte in genere e alla tua arte quindi, attribuisci un fine sociale ?

«Non è stato così con le mie prime opere, oggi sono maturo per affidare all’arte il compito di sensibilizzazione e già con The Human Revolution ho iniziato questo cammino».

Io credo che chi si dedica all’arte obbedisca a qualcosa che somiglia ad una chiamata, una vocazione. Per te è così?

«Penso che ognuno nella vita abbia una missione. Il mio fare arte è un bisogno vitale., il messaggio che c’è dietro ad ogni progetto mi è sempre chiaro, seppur nel momento creativo sono completamente libero ed istintivo».

Hai in programma un evento d’arte a New York, cosa significa per te varcare l’oceano con il tuo lavoro?

«Essere chiamato ad esporre nella capitale dell’arte contemporanea è una grande emozione, questa è la seconda mostra al di la dell’oceano ma l’emozione è la stessa.. Avere la possibilità di far conoscere il mio lavoro fuori dai confini nazionali, oltre che un riconoscimento alla mia ricerca e una gratificazione personale, è un modo per oltrepassare quei limiti territoriali che non appartengono all’arte».

Che cosa c’è oggi dietro l’obiettivo della tua macchina fotografica? O meglio cosa vede Daniele in senso metaforico?

«La mia immaginazione e un senso di libertà, un regno che io posso dominare. Immagino nuove dimensioni, la fotografia mi permette di rendere reali le mie visioni e rendere gli altri partecipi».

Il lavoro per te è pace, quiete, è liberatorio, oppure?

«Racchiude tutte le emozioni. Quando dedico la giornata al mio lavoro non ci sono orari, vivo in una dimensione temporale dilatata nella quale mi sento perfettamente a mio agio».

Se ti chiedessero di realizzare e fotografare una scenografia che proietti l’immagine di un Paradiso terrestre, quello di un Adamo ed Eva del nostro tempo, come lo realizzeresti ?

«Vorrei trasmettere una golosità …..peccaminosa…. e la bellezza della trasgressione, con tante mele rosse fuoco. Anche nell’iconografia del paradiso terrestre , c’erano mele. Io non ci vedo nulla di peccaminoso nel peccato di gola, le mele per dare continuità al tema, il rosso assumerebbe la connotazione della forza , del piacere».

E un luogo fatto su misura per te, avrebbe le stesse caratteristiche ?

«Direi proprio di si, sono molto godereccio, mi piace mangiare……»

Che cosa si aspetta Daniele dalsuo lavoro e cosa si aspetta il lavoro da Daniele ?

«La stessa cosa, vicendevolmente, la Felicità».

Cosa intendi per Felicità?

«Una dimensione che non è fine a se stessa, ma una condizione umana, uno spirito che non è solo nell’arte ma in tutte le cose».

Nelle tue opere vince il colore , sono i colori del tuo mondo?

«Sono i colori della mia immaginazione, a me piace vivere in ambienti piuttosto asettici, ma quando creo, amo circondarmi di rosso di verde d’azzurro, d’arancione».

Lasceresti la tua “ cucina” e la fotografia se potessi diventare per incanto il proprietario della catena MC Donald’s ?

«No , vorrei continuare ad essere libero».

Libertà non è star sopra un albero, cantava Giorgio Gaber. Quando, Daniele Camaioni è libero come un uomo che “cammina dentro a un bosco con la gioia di seguire un’avventura” .

Dietro le quinte di Nuclearland

Un’intera cucina e due chef a disposizione per il nuovo lavoro che varrà presentato a Marche Centro D’arte, questa estate. I due chef, Davide Fabi Cannella e Davide Camaioni, del Ristorante del Borgo ( http://www.ristorantedelborgo.org ), hanno dato il massimo per la realizzazione dei nuovi set fotografici. Qui presenti alcune foto della fase di lavorazione durata parecchi giorni. Grazie a loro per la sopportazione.

Bel Natale…

Installazione di 10 metri all’ingresso del Centro Commerciale dell’Oasi. L’evento curato da Valerio Dehò. Un grazie va anche a Terenzio Eusebi e al gruppo Gabrielli

Sul Set di X-Factor 

Due puntate di duro lavoro insieme all’artista internazionale e amico Paolo Consorti, un’esperienza incredibile. Alcune delle foto scattate durante il backstage… 

Naturacultura a Matera

La Galleria Teknè di Potenza, la Galleria Marconi di Cupra Marittima (AP) e l’Associazione Culturale ZOE sabato 4 settembre alle 18.00 presentano Naturacultura, un progetto formato da tre collettive che si incontrano nello spazio della Chiesa di Santa Maria de’ Armenis di Matera.
Naturacultura è l’anteprima di Arteknè, Fiera Internazionale Arti Contemporanee, che sarà ospitata a Maratea dal 24 al 27 Settembre 2010. Inaugurerà la mostra Gianluca Marziani direttore di Palazzo Collicola Arti Visive Spoleto e curatore del Premio Terna, nonchè oggi curatore, insieme a Giuseppina Travaglio, di ARTEKNE.

Il progetto è curato da 3 critici: Simonetta Angelini, Crisitna Petrelli e Dario Ciferri.

Simonetta Angelini presenta i lavori di: Daniele Camaioni, Giulia Corradetti, Rocco Dubbini, maicol e mirco, Ivana Spinelli, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati.

Cristina Petrelli presenta i lavori di: Daniele Duranti, Carla Mattii, Sabrina Muzi, Giorgio Pignotti, e Giovanni Termini

Dario Ciferri presenta i lavori di: Roberto Cicchinè, Paolo Consorti, Armando Fanelli, Pastorello, Josephine Sassu e Gabriele Silvi.
Naturacultura in primo luogo realizza l’incontro tra due realtà culturali che operano in nell’Italia centro-meridionale: la Galleria Marconi e la Galleria Teknè, un incontro che sviluppa sinergie idee e scambi tra realtà diverse che hanno però uno scopo comune, promuover e fare crescere l’arte contemporanea.
“Naturacultura è un progetto che pone l’accento su uno degli argomenti più sentiti nel panorama artistico contemporaneo, quello del rapporto, appunto, tra Natura e Cultura. La Natura non deve e non può essere considerata solo dal punto di vista botanico o decorativo. Osservando i lavori esposti emerge una situazione di crisi, un allontanamento dalla natura che brucia come una ferita. L’essere umano deve tornare ad avere la consapevolezza che è parte della Natura, non è al di fuori di essa né al di sopra, non può né controllarla né modificarla o finirà per distruggerla.
Naturacultura è formata da tre collettive che si collocano nello spazio urbano, insieme, ma ciascuna indipendente dall’altra, come tre alberi che sono partiti dalle stesse radici per dare nuovi frutti, quasi fossero idee che crescono e nutrono nuovi pensieri e questo è importante per chi ha l’ambizione di fare cultura”. (Franco Marconi – Galleria Marconi).
Come simbolo del progetto è stato scelto il fungo atomico che si è innalzato sotto il cielo delle isole Bikini, un fungo che non rappresenta la vita, bensì la morte, il tentativo folle dell’uomo di controllare le energie del mondo, l’emblema di un falso progresso scientifico che ha portato distruzione e sofferenza, insomma un mondo che non è in armonia con la Natura ma vuole controllarne e dominarne le forze.

Scheda tecnica

Supervisori: Franco Marconi – Giuseppina Travaglio
Curatori: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri
Testi critici: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri
Durata: dal 4 settembre al 30 settembre
Orario: dalle 11,00 alle 13,30 e dalle 17,00 alle 20,30
Sede della mostra
Chiesa di Santa Maria de’ Armenis
via San Francesco da Paola
Matera

Per Informazioni
info@artekne.com
http://www.artekne.com

Sede

Via Isca Del Pioppo, 144 – 85100 Potenza (ITALY)
Tel + fax: 097152662 -329227810
Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
galleriamarconi@vodafone.it
http://www.siscom.it/marconi

Personale al Bag Temporary Store a Milano

La mostra che lancia il progetto “The Human Revolution” durante la rassegna Mini Bag della Bel Art Gallery a Milano

Presente sul Giugiaro Architettura Annual

Milano, 9 giugno 2010 – Voluto da Giugiaro Architettura e sviluppato da City Project, la prima free press di architettura in Italia, Giugiaro Annual è un libro-non libro, una sorta di blob dedicato all’architettura del nostro tempo, attraverso segni, disegni, suggestioni, numeri.

Per la prima volta, un libro promosso da uno studio di architettura esce dalla logica delle presentazione autopromozionale, per diventare occasione di ricerca e di dibattito sull’architettura e la comunicazione. Un design watching per raccontare cosa sta succedendo.

“Sfogliandolo, osservandone le immagini e leggendo i brevi testi”, commenta Aldo Cingolani, Direttore di Giugiaro Architettura, “ci si potrà fare un’idea dello scenario prossimo-futuro. Alla base c’è un’indagine sul contemporaneo, un’analisi su come le nuove tecnologie, le innovazioni dei materiali e l’attenzione alla sostenibilità stanno influenzando e cambiando il mondo del progetto”.

Dedicato ogni anno ad un tema specifico, Giugiaro Architettura Annual è un racconto visivo, che traccia un percorso visuale ed emozionale. Contemporaneo.

Innovazione. Design for architecture La prima edizione di GA Annual è dedicata all’innovazione, più precisamente al Design for Architecture, ossia al modo in cui l’applicazione dei metodi fino ad ora tipici del design industriale sconfina nell’architettura, innovandola soprattutto nei materiali e nelle tecnologie. “Ciò che nell’Annual si evidenzia è il modo in cui i processi tipici dell’industrial design, come lo studio e il progetto minuzioso dei dettagli, dei singoli elementi costitutivi di un oggetto, nonché la loro ingegnerizzazione, stiano influenzando sempre più anche l’architettura. Ecco perché “Design for Architecture”: riteniamo che questo sia uno degli aspetti più importanti dell’innovazione in atto nel mondo dell’architettura” sottolinea Cingolani. Al di là della retorica, l’innovazione è infatti da sempre, per Giugiaro, lo spirito che anima qualsiasi tipo di progetto, frutto della ricerca sui materiali, sulle funzioni, sulla percezione, per rispondere nel modo più efficace ai bisogni reali (funzionali ed emozionali) di chi abita l’architettura. Una progettazione, quindi, che a dispetto della forza del brand vuole tenersi lontana dalla logica spettacolaristica delle archistar, e che invece guarda alla migliore sintesi possibile tra forma e tecnologia, tra uomo e risorse ambientali, tra bellezza e sostenibilità.

Il Ginkgo Biloba

Immagine e simbolo della prima edizione di Giugiaro Annual è un albero: il Ginkgo Biloba, l’albero più antico al mondo, l’unico superstite della classe delle Ginkgoinae, flora preistorica risalente a 250 milioni di anni fa. La scelta è stata dettata dal fatto che la natura, considerata come fonte di ispirazione progettuale, costituisce uno dei temi portanti del libro. Inoltre, il Ginkgo Biloba ha una conformazione strutturale e fisica che mostra un richiamo forte all’architettura. La corteccia, liscia e color argento nelle piante giovani; le foglie lungamente picciolate a lamina di colore verde chiaro, che in autunno assumono una colorazione giallo vivo molto decorativa; la loro forma a ventaglio, percorsa da un numero elevato di nervature: tutti questi elementi definisco un’immagine e una struttura che richiama il linguaggio architettonico, per la definizione dei dettagli, per l’apparente semplicità delle forme, nate da un’esigenza precisa di vita e vivibilità.

Il Ginkgo Biloba è diventato quindi il protagonista sia del libro sia dello stand con cui Giugiaro Architettura è presente all’EIRE, spazio in cui, fra l’altro, viene presentato il volume. “Vogliamo che quest’albero diventi fonte di ispirazione per un nuovo modo di progettare, che prenda la natura come elemento di ispirazione e la rispetti” sottolinea Coingolani.

I contenuti

Il libro è diviso in tre sezioni: -PORTFOLIO: una sezione dedicata ai progetti di Giugiaro, che rappresentano le diverse specialità dello studio, dal masterplan all’edificio pubblico, dall’interior ai progetti per la nautica, tutti, comunque, caratterizzati dall’innovazione tecnologica e dal concetto di “design for architecture”, filo conduttore del libro. – L’INNOVAZIONE: una parte giornalistica, che delinea lo scenario prossimo-futuro dell’architettura, attraverso temi quali il biomorfismo, i nuovi materiali, progetti apparentemente utopistici, nonché statistiche sul green, le risorse, l’inquinamento etc. – SISTEMI, TENOLOGIE, MATERIALI: una sezione che parla di innovazione attraverso i prodotti e le tecnologie di 17 aziende leader nel settore della progettazione.

La “realtà aumentata”

L’interattività tra carta e web è uno degli aspetti più innovativi che contraddistingue il concept di Giugiaro Architettura Annual. Con la “realtà aumentata” si raggiunge per la prima volta l’interattività piena tra la carta e il web. Un marker, dedicato a ciascuna azienda, riconosciuto dalla telecamera di un qualsiasi computer, farà apparire un ologramma virtuale oppure darà lo start ad un video dell’azienda.

Il lettore potrà dunque esplorare i contenuti di www.giugiaroarchitetturaannual.com e i prodotti delle aziende in 3D, sotto la guida delle pagine del libro stampato. Un modo nuovo di conoscere (e giocare) con l’architettura.

La stategia. Un network di 17 aziende Il libro è stato realizzato in partnership con 17 aziende leader nel settore dell’architettura, selezionate in base all’affinità con i temi stessi del libro e con l’idea del “design for architetture”. “Alcune di queste aziende sono già nostri partner nei lavori che realizziamo, le altre lo diventeranno” commenta Cingolani “ma la partnership va al di là di questo, puntando allo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie attraverso progetti di ricerca”. Una strategia ben definita, quindi, di fronte alla quale le aziende hanno aderito con entusiasmo, soprattutto perché consapevoli del fatto che oggi, in un momento come quello che stiamo vivendo, la ricerca diventa l’unico vero modo per uscire dalla crisi. “Grazie a queste sinergie possiamo tradurre le ricerche in risultati concreti, guadagnando un importante vantaggio competitivo. Una strategia vincente non solo in Italia ma soprattutto per l’Italia nel mondo, perchè presentandoci all’estero come sistema siamo sicuramente più forti”, commenta Cingolani. D’altra parte, Giugiaro Architettura opera ormai in una dimensione che va oltre quella dello studio di architettura in senso stretto, offrendo competenze e servizi molto vicini a quelli del general contractor. L’Annual diventa quindi anche un modo per comunicare questo approccio operativo: la strategia del sistema integrato, i partner, oltre alla fede nella ricerca e nell’innovazione.

La distribuzione

La prima edizione, 010, pubblicata in italiano/inglese in 20.000 copie, sarà oggetto di una distribuzione strategica (librerie + omaggio) a livello nazionale e internazionale, al fine di raggiungere persone e soggetti selezionatissimi nell’ambito di varie categorie commerciali e di servizi.

VIAGGIO A BRATISLAVA

La mostra Trasformazioni, curata da Andrea Valentini, Alessandro Zechini, Hawa Said Salah, Istituto Italiano della cultura, Bratislava.

Da buoni italiani siamo partiti un pò come nel famoso film di Alberto Sordi: “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”  Purtroppo Valentini è riuscito a tonare a casa.

P.S. Per motivi di immagini troppo crude non verranno pubblicate le foto delle nostre stanze d’albergo.

Art Live a New York

ART LIVE è un progetto internazionale dedicato all’arte contemporanea ed emergente di ARTEINGENUA in collaborazione con la galleria newyorchese CHAIR AND YHE MAIDEN.

ART LIVE: arte e vita. Arte è vita. E viceversa.

È attraverso questi due concetti di ampia portata che si sviluppa l’ambizioso progetto internazionale di ARTEINGENUA, in collaborazione con la galleria newyorchese CHAIR AND THE MAIDEN. Un progetto di analisi e ricerca sulla giovane arte internazionale, destinato a sfociare in un’esposizione formata da una attenta selezione delle opere realizzate dagli artisti di ARTEINGENUA. Una mostra, dunque, che ancora una volta intende promuovere e diffondere i linguaggi cosmopoliti e le visioni del mondo della giovane arte internazionale, certo lo specchio migliore, la più chiara “cartina di tornasole” delle vicende contemporanee, il sismografo più sensibile, e reattivo, ai fatti di questo nuovo Millennio.

Avventuriamoci, allora, fra le opere che verranno esposte, a partire da giovedì 4 settembre 2008, giorno dell’inaugurazione della prima mostra di ART LIVE, mostra che sarà visitabile in galleria fino ai primi giorni di ottobre 2008.

Fra smottamenti tellurici e sussulti celesti, gli artisti di ARTEINGENUA esprimono le loro filosofie di vita, rivelando affinità esistenziali e divergenze estetiche, ed offrendo così una mappa affascinante della giovane creatività internazionale.

Alcuni artisti, da Luca Armigero, con l’opera Art Shock, a Hoo Kiew Hang, con Playing Time, scelgono di esprimere il loro grido espressivo tra contaminazioni pop e poetico-visive, attraverso il logo, il marchio, la lettera scritta; altri parlano linguaggi dell’inconscio, dove il segno si traduce in parola accennata, incespicante, soffocata, come Tommaso Nava con David e Golia.

Giuseppe Rumi con N.O. (No Opera), Tetsuro Shimizu con Auspicio, Francesca Stifani con Silenzio, sospendono invece il loro giudizio sul mondo con un’astrazione nata dall’attento lavoro sui materiali pittorici, un’astrazione tesa e sofferta, ora enigmatica, ora aperta al flusso del cambiamento, ora definitiva.

Lo sguardo sul mondo diviene altrove fuga verso mondi “altri”, virtuali, irreali, si perde e salva nei paesaggi della memoria o del digitale, come rivelano le opere di Erika Riehle De-finito, diFrancesco Saverio Calò Bi-locazione, di Daniele Camaioni The Reef:

Il rapporto fra l’io e l’altro, fra il pubblico e il privato, fra l’individuo e la massa, costituisce un altro affascinante leit motiv della giovane arte internazionale, di cui ne danno importante testimonianza il duo di Esther Grossi e Yashima Mishto, con l’opera Objectu(s) = Subjectu(m), Jalayer Changiz con Nipple, Irene Iorno con il trittico Antasia, Loris Lombardo con Strani Coriandoli, Max Bi con Pasolini. L’artista maledetto. Volti e corpi che nello sguardo del pubblico tornano come fantasmi o chimere, sogno e ricordo, o forse presagi di un presente incalzante e di un futuro irrequieto.

Questo è ART.LIVE, il lungimirante progetto di Chair and The Maiden e di ARTEINGENUA. Dall’Italia agli U.S.A.: nessuna andata, nessun ritorno: un fluire continuo di energia creativa.

The Sun di New York